Unione Africana e Unione Europea si riuniranno il 21 giugno a Roma per parlare di agricoltura sostenibile e di supporto ai produttori locali.  É un’occasione da non perdere.

Il 21 giugno si terrà a Roma la terza “African Union – European Union Agriculture Ministerial Conference”. Si tratta di un importante appuntamento, ricco di incognite e carico di aspettative. I temi di cui discutere sono diversi e complessi. Il focus dei lavori sarà incentrato su come supportare al meglio il settore agroalimentare in Africa per renderlo il più possibile inclusivo e sostenibile.

Alcune priorità sono state suggerite dall’Agenda Africa-Europa per una Trasformazione Rurale (Africa-Europe Agenda for Rural Transformation), proposta dalla Task Force Rural Africanominata dalla Commissione Europea nel 2018 proprio per occuparsi dello sviluppo dell’agricoltura in Africa.

Il report della Task Forcesottolinea e mette al primo posto il ruolo delle piccole realtà agricole e delle donne rispetto al modello dominante, basato sulla meccanizzazione e sull’impiego sempre minore di manodopera. L’Agenda si focalizza infatti sul settore economico locale e sul commercio intra-africano piuttosto che su quello internazionale. Il report invita a realizzare Investimenti Diretti Esteri (Foreign Direct Investement – FDI) volti non solo a supportare le soluzioni locali e le strategie agricole di adattamento al cambio climatico, ma anche a creare connessioni tra gli agricoltori africani e le piccole e medie imprese (Small and Medium Enterprises – SME).

Ci sono però alcuni aspetti che andrebbero riconsiderati. Ad esempio, la distanza che si registra tra la narrazione dell’Agenda, che pone al primo posto gli attori locali, e le soluzioni proposte, che invece riflettono approcci e metodologie importate dall’Europa. Inoltre, il report è carente per quanto riguarda l’approccio di genere. In sostanza, il testo non sottolinea a sufficienza l’importanza di coinvolgere nel processo decisionale le donne e, più in generale, gli attori locali. Ne deriva un assunto erroneo, che traspare in tutto il report: l’idea che gli obiettivi di Africa ed Europa siano perfettamente allineati. Cosa che non corrisponde al vero: una delle sfide più importanti da affrontare è proprio il fatto che l’Europa è alla ricerca di mercati per le sue compagnie del settore agroalimentare, mente l’Africa aspira a uno sviluppo strutturale della propria filiera industriale dell’agroalimentare. Appare evidente la distanza tra le due posizioni.

Sembra perciò utile rivolgere alcune raccomandazioni in vista del meetingche si terrà a Roma tra pochissimi giorni.

1) Rispettare gli impegni presi nell’ambito della Coerenza per le Politiche di Sviluppo (Policy Coherence for Development- PCD), basate su un approccio che valorizza lo sviluppo agroalimentare locale. In particolare, è necessario garantire che tutti gli investimenti vengano realizzati nel rispetto dei diritti umani, dello sviluppo sostenibile e dell’adattamento al cambiamento climatico. In tale prospettiva, si dovrebbe allestire un osservatorio che monitori il contesto di riferimento e che preveda un meccanismo di segnalazione e di denuncia delle eventuali violazioni. Così come sarebbe utile prevedere una due diligencea livello europeo per fare in modo che gli operatori che importano cibo nell’UE siano responsabili nel garantire che la loro catena di distribuzione non abbia niente a che fare con fenomeni come il land grabbing, la deforestazione e la violazione di diritti umani.

2) Orientarsi verso un modello agricolo più sostenibile dal punto di vista ambientale e sociale, e che porti maggiori benefici ai piccoli produttori. A tale scopo, è necessario supportare con maggiori fondi tutte le iniziative che vanno a favore degli agricoltori su piccola scala. Fondamentale in tal senso è la collaborazione con le organizzazioni contadine già esistenti sul territorio. Una parte significante dei fondi europei, inclusi quelli dello European Investment Plan, dovrebbero essere utilizzati per supportare le infrastrutture pubbliche e lo sviluppo dei mercati territoriali.

3) Regolamentare le attività di business. Al fine di prevenire fenomeni di appropriazione della terra, dell’acque e di altre risorse naturali, è imprescindibile regolamentare le attività delle grandi compagnie che investono nel settore agricolo. Si deve garantire che gli investitori, di qualunque provenienza siano – pubblici o privati, esteri o locali – rispettino il principio del consenso libero, preventivo e informato (Free, Prior and Informed Consent – FPIC) per tutte le comunità locali coinvolte. Perciò, il primo passo dovrebbe essere implementare un piano d’azione su businesse diritti umani, insieme a una legge su una due diligenceobbligatoria a livello regionale e nazionale, sia in Africa che in Europa.

4) Promuovere inclusione e partecipazione. Si deve garantire che l’Action Plan of the Agenda for the Rural Transformationsia adottato con la piena ed effettiva partecipazione dei piccoli produttori, dei lavoratori, delle organizzazioni contadine e, più in generale, di tutti coloro che sono coinvolti.

La Conferenza che si terrà venerdì 21 giugno è un appuntamento importante, che potrebbe aiutare a cambiare le tendenze ad oggi in atto. É, in sostanza, un’occasione da non perdere.

Fonte: http://www.terranuova.org/news/l-africa-l-europa-e-la-sfida-di-un-nuovo-modello-agricolo