Oggi, mercoledì 29 maggio, un passo in avanti per la realizzazione dell’Agenda 2030 e per il raggiungimento della sicurezza alimentare nel mondo sembra essere stato compiuto dagli Stati e dai governi: è stato ufficialmente lanciato il Decennio delle Nazioni Unite per l’Agricoltura Familiare per il periodo compreso tra il 2019 e il 2028.
La decisione è frutto della Risoluzione 72/239, approvata all’unanimità dall’Assemblea Generale delle NU, che esorta la FAO e l’IFAD a dirigere la celebrazione del Decennio. Tre giorni di lavori – dal 27 al 29 maggio – presso la sede della FAO, hanno visto governi, società civile e organizzazioni di produttori e dei popoli indigeni confrontarsi intorno ad un Piano di Azione Globale che dovrà riguardare il prossimo decennio. Al meeting erano presenti delegati di 83 paesi, oltre a 216 rappresentanti di associazioni, Ong e mondo accademico. Nelle varie sessioni di lavoro sono intervenuti 86 speakers di 59 nazioni. I dati parlano chiaro, e vengono ribaditi come un leitmotiv in tutti gli interventi: l’80% del cibo consumato nel mondo proviene dall'agricoltura familiare e di piccola scala, ed è questo il modello che può garantire la sostenibilità ambientale e contenere il cambiamento climatico. I piccoli produttori costituiscono però la categoria della popolazione mondiale più povera. Sono tra coloro che non hanno accesso a un reddito adeguato tale da permettere un’alimentazione adeguata. Tra le sfide evocate, la lotta contro un mercato asservito alle esigenze del sistema agroindustriale dominato dalle grandi corporation (che rappresenta un ostacolo all’ottenimento di un prezzo giusto e all’affermazione sui mercati locali) il ricambio generazionale e la possibilità per i giovani di avere accesso alla terra per continuare a produrre attraverso pratiche agroecologiche, la necessità di rafforzare le organizzazioni di produttori e metterle in rete tra di loro, l’implementazione delle leggi e linee guida già esistenti, basate sui diritti umani (come le Tenure Guidelines, o la Dichiarazione per i diritti dei contadini e delle altre persone che vivono in ambiente rurale recentemente approvata dalle Nazioni Unite). Particolarmente importante il ruolo delle donne, colonna portante delle produzioni familiari, ma anello debole rispetto ai diritti sulle risorse naturali ed i redditi. «In Italia il tessuto di aziende familiari riguarda 3 milioni di persone, garantisce il presidio del territorio e il welfare nelle aree rurali, garantendo un forte tessuto sociale e diversi servizi attraverso la multifunzionalità delle aziende, come asili rurali, turismo, cibo sano», afferma Alessandra Pesce, Sottosegretario per le politiche agricole, forestali e turismo, intervenuta durante i lavori alla FAP. La Pesce annuncia che il 25 giugno avrà luogo il primo evento della Decade, che metterà in luce il legame tra territori, comunità locali e produzioni che da questi discendono. La distanza tra le parole e i fatti dipenderà da quanto i governi riusciranno a mettere in pratica i piani di azione e le modalità con cui lo faranno: se attraverso il dialogo con la società civile, i consumatori e i produttori (e con chi li appoggia da anni, come le ONG, le associazioni, i movimenti), o se nelle stanze chiuse dei palazzi del potere.

Articolo di Raffaele Pugliese.