Italia: cooperazione e coerenza sullo sviluppo sostenibile

di Monica Di Sisto*

“Europa: più e meglio”. Questo era l’auspicio espresso dalle Ong italiane aderenti al coordinamento europeo Concord nel 2014, quando l’Italia assunse la presidenza dell’Unione europea. In un dialogo serrato con il Governo il tentativo era quello di spingere l’Ue a partecipare al meglio alla costruzione dell’Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile. Tra i contributi innovativi portati in quel processo ricordiamo l’aver indicato, in un documento assunto dal Governo come parte integrante della propria agenda, come cause strutturali della povertà l’ineguaglianza sociale e di genere, il cambiamento climatico e il degrado ambientale. Abbiamo anche evidenziato il nesso tra sostenibilità ambientale ed economia, tenendo conto dei limiti delle risorse per indicare una transizione verso una “prosperità sostenibile”. Non sfuggiva a nessuno che quegli obiettivi ambiziosi non sarebbero stati raggiunti senza una riforma profonda del sistema della Cooperazione allo sviluppo del nostro Paese e un rafforzamento della Coerenza delle politiche per lo sviluppo, come indicato anche dalle raccomandazioni prodotte in occasione della visita del Comitato per l’Aiuto allo sviluppo (DAC – Development Assistance Committee) dei Paesi dell’OCSE – che periodicamente verifica investimenti e qualità degli interventi di cooperazione dei propri membri. Il 2019 è stato l’anno in cui il DAC ha visitato di nuovo il nostro Paese. In questa occasione, nell’ambito del progetto “Nuove narrazioni per la Cooperazione”, l’associazione Fairwatch ha prodotto, con il contributo delle organizzazioni partner, un documento dal titolo “La cooperazione italiana e la coerenza delle politiche per lo sviluppo sostenibile”, che tratta dello Stato dell’arte della cooperazione italiana e della sua coerenza, a cinque anni da quegli importanti passaggi istituzionali. Il Documento descrive la Cooperazione italiana al passaggio della riforma 125/2014 e dell’introduzione dell’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile, e ne presenta un fact checking d’efficacia rispetto ai due focus del progetto – diritto al cibo e politiche relative a migrazioni e sviluppo – seguendo come assi trasversali la promozione delle politiche di genere e l’azione dei nuovi attori della cooperazione. Il Documento prova a raccontare i tanti risultati positivi raggiunti in termini di elaborazione e di politiche per la cooperazione allo sviluppo italiana nel quadro della strategia europea e globale di sviluppo sostenibile, le sfide aperte e le innovazioni urgenti, per ottemperare a quel dovere, espresso nel “Manifesto per cambiare il futuro” scaturito dalla prima Conferenza nazionale della Cooperazione organizzata dal Ministero Affari Esteri e Cooperazione Internazionale (MAECI) e dall’Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo (AICS), in cui ci si impegnava a “essere trasparenti, rendendo conto di ogni euro investito e promuovere l’incontro tra le culture, mettendo in pratica la nuova Strategia nazionale d’educazione alla cittadinanza globale”.

Se la riforma dell’aiuto pubblico ha per molti aspetti qualificato l’azione di cooperazione, il nodo ancora da sciogliere è la Coerenza delle politiche per lo sviluppo sostenibile: se da un lato, infatti, non esistono meccanismi per correggere prontamente politiche e leggi considerate incoerenti sulla base di valutazioni d’impatto sistematiche e rilevanti, dall’altro la legge 125/2014 prevede una catena di responsabilità per il monitoraggio sulla PCSD (Policy Coherence for Sustainable Development). Al momento, però, i meccanismi d’implementazione non funzionano pienamente. Questa mancanza di valutazione, verifica e comunicazione puntuale dell’efficacia della Cooperazione pubblica si traduce da qualche tempo in quello che nel “Manifesto” veniva prefigurato come “il pericolo di incomprensioni e strumentalizzazioni dell’azione di cooperazione, dovuta alle difficoltà di gestione delle crisi migratorie e alla tentazione di spettacolarizzare e lucrare su paure e chiusure che queste portano”. Il Documento che presentiamo intende, per questo, offrire un contributo costruttivo d’analisi per qualificare l’aiuto pubblico e comunicarne al meglio la sua efficacia, a partire dalle migliori esperienze degli ultimi dieci anni.

Redattrice e Curatrice del documento Monica Di Sisto, vicepresidente dell’Associazione Fairwatch. 

Il documento integrale, in versione PDF, può essere scaricato qui: Documento di sintesi